Toto (RO) – A chi frequenta i social anche sporadicamente non sarà sfuggito, a meno che non abbia la perspicacia di un Lollobrigida, che c’è un proliferare inopinato di immagini in stile Studio Ghibli. OpenAI infatti ha appena lanciato una nuova versione di ChatGpt in grado di rielaborare le foto caricate nell’applicazione e di trasformarle in disegni che sembrano usciti dalla matita magica di Hayao Miyazaki.
Si sta parlando addirittura di “ghiblificazione”, un neologismo che fa sembrare sensato anche il termine “petaloso”. Come tutte le mode social, dopo un boom iniziale dal fragore pari all’esplosione di un razzo di Musk, la novità ha presto stancato e il web nella sua interezza è passato da “Che figata!” a “Che rottura di coglioni!” nel giro di pochi giorni.
A farne le spese è stato un ragazzo di Rovigo, Ferrarino Arturi – il suo nome proprio deriva dalla passione del padre per la rossa, non nel senso di Rita Hayworth, ma del cavallino rampante – uno dei pochi che può vantarsi di conoscere davvero il grande Miyazaki e di avere addirittura un ritratto disegnato di suo pugno dal maestro giapponese.
Il ritratto nasce da una storia rocambolesca che ha per teatro Dumm Wer Übersetzt, paesino delle Alpi nella Svizzera tedesca. Miyazaki frequenta quel borgo montano dagli anni ’70, quando vi si recò per studiare il paesaggio per la realizzazione del cartone animato Heidi. All’epoca il cuoco di un rifugio ideò per lui un piatto di cucina fusion nippo-elvetica, il sushi di camoscio, o camushi, che divenne il preferito del maestro.
Da allora Miyazaki si reca ogni anno in Svizzera, puntuale come un orologio. Qualche anno fa però un incidente ha rischiato di funestare la sua visita: un boccone di camushi gli è andato di traverso, ostruendogli le vie respiratorie. La tragedia è stata evitata proprio dall’Arturi, che durante l’estate lavora come cameriere al rifugio e allo stesso tempo come aiuto-bagnino a Massa Marittima, e che non ha esitato a praticargli la manovra di Heimlich, salvandogli la vita.
Per riconoscenza Miyazaki gli ha fatto dono di un ritratto, che Ferrarino custodisce gelosamente. Visto che poi non aveva mai frequentato i social, ha pensato di fare il suo esordio su Instagram pubblicando proprio una foto del ritratto, sperando di ricevere un profluvio di cuori. È stato invece subissato di insulti da utenti che pensavano all’ennesima immagine generata da ChatGPT: “È un insulto a Miyazaki!”, “Violatore di diritto d’autore!”, “Filibustiere!”, “Inquinatore!”, “Mostro!”, “Calenda!”.
Al povero Ferrarino, sopraffatto dagli hater, non è rimasto altro da fare che cancellare il suo profilo e ritirarsi sulle Alpi svizzere a strafogarsi di camushi.
Andrea Michielotto